giovedì 19 marzo 2015

E' LA TUA FESTA, PAPA'



E' la tua festa, papà. Lo dicono tutti da giorni. L'ho scritto anche io e l'ho declinato in post più disparati, dai lavoretti alle frasi smelense. E' la tua festa e non ti ho ancora chiamato per farti gli auguri. Mia figlia, che oggi partiva per una gita scolastica, ieri si è ricordata di farli in anticipo al suo papà.

Penso a noi genitori, a quanto lui, il marito, il papà dei miei figli sia sempre più indispensabile per la loro crescita e penso a me come figlia. Quanti padri ho avuto e ho nella mia vita. Quante figure che mi hanno fatto crescere e che contribuiscono a costruirmi ogni santo giorno. Di questo devo essere grata e oggi, che è anche la loro festa, li affido a quel San Giuseppe padre di tutti.

Però, come dice una delle frasi smelense che ho trovato nel web, di papà ce n'è uno solo. Io ho te, te che sei sempre stato l'equilibrio della nostra famiglia. Una mamma tutta fuoco e parole, un papà tutto saggezza e silenzi. Una mamma emotiva, un papà razionale. Una mamma pragmatica, un papà con tante passioni.

Ci sei sempre stato. Tornavi a casa tardi (quante volte sono andata a dormire guardando il tavolo con apparecchiato per la tua cena di mezzanotte), ma sapevi ritrovare il tempo per leggerci un libro, per raccontarci una di quelle storie che nessuna delle mie amiche sapeva. Lavoravi tanto, tutta la settimana, ma nel week end ci portavi a giocare al parco quando eravamo piccole e studiavi intensamente matematica con noi quando siamo diventate grandi.

Ci sei sempre stato. Discreto e silenzioso. Hai seguito ogni passo del nostro percorso scolastico, iniziando un impegno nella scuola che non hai smesso nemmeno ora, da nonno (alcune amiche mamme blogger ti ricorderanno quando abbiamo parlato di internet e di cyberbullismo)

Discreto, silenzioso e sicuro nelle tue certezze. Ci hai trasmesso una fede forte, molto razionale, ma forte. Ci hai testimoniato, insieme alla mamma, come si vive il sacramento del matrimonio e ce lo continui a testimoniare. (a volte penso che tu sia un santo, non me ne volere mamma!)

Mi hai portato all'altare con quel tuo fare timido e gentile. Ricordo ancora quando chiedesti al nostro amico che ci avrebbe fatto da autista come dovevi comportarti. Hai seguito ogni momento della mia vita matrimoniale con quel giusto distacco di chi lascia liberi di volare i propri figli, ma sei altrettanto libero di dirmi il tuo parere. Conservo come preziosi i tuoi suggerimenti e se da ragazzina non sapevo cosa dirti quando mi trovavo sola con te, ora siamo capaci di passare le mezz'ore al telefono a parlare.

Non voglio essere troppo sdolcinata, e non continuerò oltre. E' la tua festa, papà e volevo soltanto dirti che se mai dovessi raccontare che cos'è un padre per me, in questo mondo in cui si parla di genitore uno e di genitore due, in cui va bene tutto e il contrario di tutto ma solo se segue una certa logica, io non avrei esitazioni.

Un padre è come mio papà: il porto sicuro a cui tornare, il saggio a cui chiedere un parere, il mite che bisogna sempre temere perchè quando si arrabbia fa tremare i muri, l'educatore che sa mettere paletti e che sa accompagnarti a capire perchè te li mette, gli occhi discreti che ti seguono mentre cresci e che ora seguono il diventare grande dei nipoti. Il papà che passa le sere a disegnarti la cucina e quello che ti ha trasmesso la passione per il design, l'ingegnere che ancora adesso sta in casa con gilet e cravatta e il nonno che si spalma sul tappeto per far giocare nipoti e schiere di amichetti, la testa bianca che mi precedeva nelle camminate e che ora si vede magari superare dal nipote, ma che gioisce di poter arrivare in cima con loro.

Un padre è questo e molto più. E quando sarà la festa della mamma potrò parlare dell'altro, indispensabile, lato della medaglia. Ma oggi è la tua festa e io sono grata di avere un padre come te. Tanti auguri, papà!

giovedì 26 febbraio 2015

I MIEI BACI, DEDICATI A CHI HA PASSIONE



Ho un amico pasticcere. Una storia bellissima: il padre ha iniziato 60 anni fa a produrre meravigliosi bignè in un piccolo laboratorio a Bardonecchia e il figlio ha continuato con passione, genio e creatività l'attività. Generazioni di turisti hanno fatto (e fanno) la coda per il krapfen alla marmellata di albicocche e per i mignon alla crema chantilly, allo zabaione (le famose paste rosa per le quali in famiglia facciamo tutti pazzie), per le crostate ai frutti di bosco e per tutte le meraviglie che uscivano (ed escono) dalla porticina del laboratorio.

Hanno lavorato insieme per anni, Franco e suo papà. Fianco a fianco, curvi su decine di bignè, come immortalato da due fotografie esposte in negozio. Poi, quando Franco è diventato un grande pasticcere, il padre si è messo da parte e ha fatto il nonno. Lo vedevamo scarrozzare i tanti nipoti in giro per Bardonecchia, salutando tutti quelli che incontrava. Nel frattempo la pasticceria è passata dal piccolo negozio degli inizi a una sede più grande e bella poco vicino e insieme a bignè, biscotti, meringhe alla panna, krapfen e torte varie hanno cominciato a comparire praline e cioccolatini. Franco non ha soltanto portato avanti i capisaldi di famiglia, ma ha cominciato a innovare, partendo prima di tutto dal cioccolato, la sua passione. E papà Ugetti, oltre a fare il nonno, ha continuato a passare in pasticceria. Era lui che vedevi la sera portare fuori la spazzatura con tutta l'umiltà che lo ha sempre caratterizzato e che caratterizza anche Franco, genio appassionato.

Il cioccolato è la grande passione di Franco che si aggiorna alla scuola di Valrhona, che utilizza solo quel cioccolato, che ogni anno parte dal suo paese a 1300 metri e viene a Milano per Identità Golose. La ganache che racchiude il suo profiterol e che avvolge le mini sacher è sublime e i suoi Bardonecchiesi al rhum sono da sempre il nostro "bacio" preferito.

Sono anche io della generazione Baci Perugina, ma da un certo momento in avanti ho capito che c'era qualcosa di molto meglio. Se n'è reso conto anche mio marito, quando ancora non eravamo sposati. Lui, che notoriamente non ama la montagna, ha come unica consolazione al fatto di dover passare le giornate al freddo quella di gustare i dolci di Franco. E non c'è volta che non si torni a casa con un bottino di bontà da tenere in casa e da omaggiare agli amici.



Così, quando ho scoperto che il tema dell'MTC di questo mese era quello dei baci al cioccolato non ho potuto fare a meno di pensare ai Bardonecchiesi di Franco. Un guscio millimetrico di cioccolato fondente, un cuore morbido e cremoso imbevuto di rhum e un doppio involucro di carta. Non c'è niente di più bello che sedersi la sera sul divano e gustarsi un Bardonecchiesi, accompagnato magari da un goccio di grappa buona o di rhum invecchiato. Al marito piacciono così tanto che per il  nostro matrimonio ne ordinammo 350, tanti quanti erano gli invitati.  E siccome non ci fidavamo a spedirli, abbiamo mandato i miei genitori a fare un week end in montagna e a ritirarli per noi...

Ho parlato troppo... avrete capito che mi sono ispirata alle dolcezze del mio amico Ugetti per creare i miei primi Baci. Cioccolato fondente, rhum, mandorle tritate (perchè un altra versione dei bardonecchiesi è con la ganache di mandorle) e albicocca secca perchè la Sacher di Franco ha al posto della marmellata una ganache al cioccolato fondente con pezzi di albicocca secca dentro. Questi sono i miei baci, che ovviamente ho fatto all'ultimo minuto. E che sono venuti tutt'altro che perfetti.



BACI AL CIOCCOLATO, MANDORLE, ALBICOCCHE E RHUM IN ONORE DI UGETTI
  • 500 g cioccolato fondente (200 per la ganache, 300 per la copertura)
  • 50 ml di panna fresca
  • un cucchiaino di miele di arance
  • 50 g di mandorle spellate
  • 3/4 albicocche secche
  • due bicchierini di rhum
Per il procedimento ho seguito il post di Annarita 

In un pentolino a fondo spesso scaldate la panna e portatela a ebollizione. Quando vedete le prime Bollicine, spegnete il fuoco e unite 200 g di cioccolato fondente sminuzzato. 
Mescolate fino a che il cioccolato non si è sciolto del tutto
Tritate finemente le mandorle
Unite le mandorle al cioccolato e panna e un bicchierino abbondante di rhum. Mescolate per amalgamare il tutto.
Fate raffreddare in un luogo fresco.

Nel frattempo tagliuzzate le albicocche e mettetele in un bicchierino di rhum, lasciatele marinare.

Formate delle palline di ripieno e in cima sistemate un pezzo di albicocca marinata nel rhum. 



Ora temperate il cioccolato. Vi consiglio di  seguire il post di Annarita, che è chiarissimo. Io non ho il piano di marmo e quindi ho deciso di utilizzare la seconda via di raffreddamento.

Fondete a bagnomaria circa i 2/3 dei 300 g di cioccolato fondente 
Raffreddate aggiungendo il cioccolato rimanente tritato. Mescolate e se vedete che la temperatura non si abbassa, trasferite il cioccolato in una ciotola fredda. 
Il cioccolato fuso deve arrivare a 28/29°, Riposizionatelo poi sulla pentola del bagnomaria (spento) per innalzare nuovamente la temperatura a 31°

A questo punto potete immergere i baci nel cioccolato fuso (io con questo passaggio ho avuto un po' di problemi...), sgocciolare e lasciare asciugare.

I baci sono pronti, Bisogna accompagnarli al bigliettino. San Valentino è passato, siamo in Quaresima e non sono la più romantica della terra....  I miei baci li dedico innanzitutto, ovviamente, a mio marito. Ma anche a chi, come il mio amico Franco, suo papà (che ora allieta il Cielo con i suoi manicaretti) e sua moglie Marina, è mosso da una passione.










venerdì 6 febbraio 2015

MATTINA DI CAFFE' E PIGRIZIA



Sette e mezza, i figli sono appena andati a scuola, il marito si sta facendo la doccia e io metto su la moka per il caffè. Prima erano le cialde e il latte montato meglio che al bar, ma dopo che anche la seconda macchinetta (pagata poco, per carità) ci ha abbandonati con soli pochi mesi di vita, abbiamo deciso di dire addio a quel tipo di caffè. In attesa di tempi migliori in cui pensare con leggerezza ad acquistare una di quelle macchine che partono dai chicchi e arrivano al cappuccino in pochi secondi, ho rispolverato la moka di design, quella che tutti coloro che si sono sposati alla fine degli anni '90 hanno messo in lista nozze.
Per il marito il caffè buono è solo quello espresso e ben ristretto. Io invece amo il profumo che si sprigiona in cucina. Mi piace il caffè lungo, quello che riempie la tazza con la quale puoi scaldarti le mani, il caffè che non finisce in un attimo, ma che puoi assaporare leggendo un libro e sgranocchiando un biscotto.

Così ultimamente la mattina inizia con il rituale della moka da riempire e l'attesa del gorgoglio, con la tenda tirata su ad ammirare, nelle giornate propizie, l'alba che risveglia il campo del grande albero davanti a casa. (stamattina lo spettacolo era il campo innevato)
Poco per volta ho diminuito lo zucchero e ultimamente il mio caffè lo assaporo così, puro. Niente zucchero e niente latte, nella tazza preferita. Dono di nozze di un'anziana professoressa di matematica, la mia tazza preferita ha il fascino elegante delle cose senza tempo. Bianca, pochi bellissimi fronzoli, fine porcellana inglese e una bella forma panciuta pronta ad accogliere la bevanda calda e a scaldare le mani che cercano una coccola.

Caffè, biscotti (o cracker ai cereali e semini) e yogurt bianco. A volte una mela. Questa è diventata la mia colazione ideale, ma con una scoperta in più. Nella mia pigrissima ottica del massimo rendimento per il minimo sforzo sono arrivata a decidere di non utilizzare una ciotola o un bicchiere per travasare lo yogurt dal vaso da mezzo chilo. Mangiarlo a cucchiaiate sarebbe stata una tentazione, ma ho avuto come un rigurgito di dignità e una mattina ho provato a metterlo dentro la tazzina, subito dopo aver terminato di bere il caffè. Goduria massima! Nella tazzina era rimasto un leggero fondo, che ha variegato lo yogurt.

Buonissimo! Ecco la mia non ricetta di oggi...

YOGURT VARIEGATO AL CAFFE'

  • una tazza da caffè un po' grande e panciuta
  • ottimo caffè (io amo l'arabica e ultimamente, dopo essere stata come inviata per Blogmamma al loro stabilimento, dopo averne sentito la storia e dopo averlo assaggiato, ho deciso di acquistare il caffè Vergnano)
  • yogurt intero non zuccherato
Sorseggiatevi il vostro caffè (possibilmente senza zucchero) e lasciatene un pochino nel fondo.
Versate lo yogurt nella tazzina, ammirate la variegatura naturale che si forma quando yogurt cremoso e caffè entrano in contatto. 
Immergete il cucchiaino e assaporate il vostro yogurt variegato al caffè. Volendo potete anche mescolare il tutto, ma a me piace così, ancora con ognuno la sua consistenza e personalità.

Ecco, non sempre la pigrizia innata è negativa..... Buona giornata a tutti!

giovedì 25 dicembre 2014

NATALE E STUPORE






Non è un periodo facile per molti. Noi ce la caviamo, ma è chiaro che sono passati i tempi di vacche grasse e ciò che accade nel mondo non rassicura nessuno. In un clima così, con quel filo di pesantezza che spesso accompagna le giornate di molti e a volte anche le mie, è arrivato anche quest'anno il Natale.
E prima del Natale l'Avvento, l'attesa di una venuta. Ieri notte ho pensato a come sono stata in questi giorni.Sono arrivata a Natale con pochi regali comprati, con una casa che fa spavento, con zero biscotti, zero regalini di Natale fatti a mano, pacchetti da fare e nessun biglietto scritto. Da ora in avanti partirà la frenetica messa in ordine e pulizia di tutta la casa prima dell'arrivo di genitori e suoceri.Insomma, il cosiddetto spirito natalizio è stato soffocato dalla sempre più crescente disorganizzazione mia....

Una tristezza, direte. E sì, ci ho pensato anche io. Mi sono scoperta senza la voglia di vivere il Natale con tutto il suo corollario di magia e di bellezza, mi ha attraversato anche una sottile tristezza e non so spiegarvi perchè se non per il fatto di non riuscire con le mie forze a fare tutto. Ma per fortuna non è finito tutto lì, nel non avere la casa perfetta, nel non essere riuscita a comprare ai figli tutto quello che desideravano (e aver rimediato con dei simpatici buoni scritti a mano). Per fortuna tutte le volte che mi si offuscava la letizia natalizia, irrompeva qualcosa che riusciva a sparigliare le carte e a lasciarmi lì, grata e stupita.

Il mio Avvento è stato questo. Un susseguirsi di momenti di stupore: dall'alba alla mattina al cielo in fiamme del tramonto. Dal campo addormentato nella nebbia al cielo blu sul Duomo. Dai canti di Natale sul sagrato del Duomo alle luci scintillanti della Galleria. Ogni volta che mi ripiegavo su me stessa, qualcosa mi ricordava che il nostro cuore è fatto per cose grandi. 

Così il Natale è arrivato, tra pigrizia e stupore, tra limite e infinito. E stanotte, dopo una cena coi parenti che non è andata come previsto (per un ritardo clamoroso di alcuni partecipanti), una messa in piedi, nel forno crematorio che è la nostra chiesa (a volte gli architetti moderni dovrebbero prendere umilmente spunto dai maestri dei secoli passati), mentre il cuore ancora cantava la venuta di Gesù Bambino, è arrivata la notizia di una nascita.

Uscire dalla chiesa, riaccendere il cellulare e leggere il messaggio di amici fraterni che annunciavano la nascita del loro bambino non poteva che essere il modo più bello per tornare a casa grata di questo Natale pieno. Pieno di vita, di stupore, di mancanze, di cose che si potrebbero fare meglio, di amici, pieno di fatica e di bellezza, pieno di senso, di quel Bambino che ha dato e dà senso a tutto. A una cena insieme così come a una nuova vita che nasce. 

Buon Natale a tutti voi, ora vado a rendere presentabile la casa e a preparare qualcosa...

venerdì 28 novembre 2014

MUFFIN E DESTINO: TUTTO C'ENTRA



Eccomi come al solito all'ultimo a scrivere per MTChallenge. Questo mese avevo quasi pensato di fare due ricette, ma non mi smentisco mai... Il tema era tutto sommato semplice: muffin. La semplicità, però, era solo apparente. L'idea era di unire i muffin a un testo letterario: romanzo, poesia, canzone, piece teatrale. Ecco l'inghippo. Come molti dei concorrenti ho passato le mie giornate a decidere il testo letterario. Mi venivano in mente tutto e niente nello stesso tempo. Tanto per dovere di cronaca avevo pensato a:

  • Quer pasticciaccio brutto de via merulana. Letto e riletto parecchie volte negli anni universitari. Di Gadda mi è sempre piaciuto l'uso della lingua. Bocciato per mancanza di tempo nel rileggerlo
  • Country roads di John Denver. Canzone che ha segnato le mie estati in montagna. Serate in compagnia di una chitarra, qualche amico anche fascinoso e a volte un falò. Canzone che continua ad accompagnare i nostri viaggi anche se il marito non ha mai cantato insieme a me nelle serate in montagna. Semplicemente ama come me (e forse più di  me)  la musica country. E' rimasta fino all'ultimo come possibilità. Il punto era decidere cosa mettere nei muffin. Mirtilli? Mele? Mais? Pulled pork?
  • Simenon: il mio grande amore. Tra tutti il mio romanzo preferito rimane Tre camere a Manhattan, ma per i muffin avrei optato per Maigret. Difficile, però, scegliere il romanzo giusto e la versione di muffin ideale (dolce con prugne e noci o salato con ingredienti provenzali?). 
In tutto ciò, non so come mai, mi ha cominciato a martellare una frase di un'opera teatrale di cui mi avevano parlato da ragazza. Vi confido che credo di non averla neanche letta tutta, ma quella frase finale la so a memoria. E' una di quelle frasi che ti segni sul diario da adolescente e che ora forse si potrebbe trovare in qualche tumblr. E mentre mi martellava in testa, mi visualizzavo il muffin. Così l'altro giorno ho deciso. 

L'opera teatrale da cui ho preso la frase è il Miguel Manara del lituano Milosz. E' un mistero in sei quadri ispirato alla vita di don Miguel Manara Vincentelo de Leca, vissuto a Siviglia nel seicento e proclamato beato da Giovanni Paolo II
Il Miguel Manara di Milosz è un don Giovanni: vita dissipata, pieno di donne e dall'animo inquieto. L'incontro con la giovane Girolama cambierà la sua vita. I due si sposeranno ma la giovane morirà velocemente. Miguel Manara, ormai cambiato dalla purezza della moglie, decide di entrare in convento. Lì viene accolto e lì passerà il resto della vita. Quando ormai anziano è arrivato il momento della morte, lui dice questa frase: 
“Adesso sono in mezzo ai vivi come il ramo nudo il cui secco rumore fa paura al vento della sera. Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perché so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo ne sia lodato!) non è la nostra”.
E' una frase che mi ha sempre colpita per la sua poeticità nel parlare di destino. La vicenda di questo uomo che come l'Innominato ne ha fatte di ogni e che l'incontro con un cuore puro ribalta la vita mi ha sempre fatto pensare che la possibilità di felicità e di letizia è per tutti se si dà senso alla propria vita. E il sapere che tutto è dove deve essere e va dove deve andare grazie alla sapienza che non è la nostra in fondo in fondo è liberante. 

Ma ora veniamo ai muffin: volevo rendere l'idea della terra che spera sotto la neve. La terra che spera perchè ha dentro di sè il seme di qualcosa di bello. Così ho deciso per un muffin al cioccolato. Dentro, però ho messo un mix di semini e, per indicare la promessa del frutto, un po' di marmellata di amarene, che sono dolci e amare insieme come lo è la vita. Una spolverata di  zucchero a velo  in cima non poteva che simulare la neve.

ecco la ricetta:



MUFFIN ALLA MIGUEL MANARA

ingredienti secchi: 
  • 250 g di farina
  • 50 g di cacao fondente
  • 8 g di lievito
  • un cucchiaio di bicarbonato
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 2 cucchiai di semi misti (un mix che ho comprato in un supermercato in zona: girasole, sesamo, papavero, lino)
ingredienti umidi
  • 200 g di yogurt intero 
  • 2 uova caserecce (dal pollaio di un collega del marito)
  • 60 g di burro
  • 140 g di composta di amarene fatta in casa (gentilmente fornita da un'altra collega del marito)
Per la preparazione si consiglio di seguire le indicazioni di Francesca.

  • tirate fuori gli ingredienti dal frigo almeno mezz'ora prima
  • fate fondere il burro e poi fatelo raffreddare
  • mescolate burro, uova, yogurt e composta di amarene
  • in una ciotola setacciate molto bene la farina insieme con il lievito e il bicarbonato. Setacciate anche il cacao e unite alla farina. 
  • Setacciate ancora tutti gli ingredienti secchi fino a che non avrete più grumi
  • unite i semi e mescolate
  • fate una fontana e aggiungete gli ingredienti liquidi
  • girate per amalgamare il tutto il meno possibile
  • riempite i pirottini per tre quarti e mettete in forno statico, precedentemente riscaldato, per 20 - 25 minuti.
Servite con un'abbondante nevicata di zucchero a velo. 

PS in uno dei muffin (che vedete in foto) ho provato a mettere la granella di zucchero per dare una consistenza diversa. Giocate anche voi con la nota bianca che più vi piace :)



martedì 28 ottobre 2014

UN POMERIGGIO INTERO A FAR LASAGNE.



Pigra, disordinata e perennemente sul filo del rasoio. Il mio motto è "massimo rendimento per il minimo sforzo". Questa sono io e cosa mi chiede l'MT Challenge di questo mese? Di fare le lasagne. Sì, ma da zero. Non sono ammesse sfoglie comprate, men che meno (ma non l'ho mai fatto) sughi e besciamelle pronti. A dire la verità io le lasagne non le ho mai fatte. Figli e marito non ne vanno pazzi, forse perchè ne hanno sempre assaggiato delle versioni (fatte da altri) non propriamente esaltanti. Così ho deciso che vincevo ancora una volta la mia natura e che mi mettevo a creare. La tentazione di saltare il turno mi è venuta più volte, una anche ora: non è normale mettermi a scrivere alle sette di sera, con la tinta spalmata sui capelli, la casa piena di panni da stirare e la prospettiva di una sveglia molto presto domattina...

Beh, per farla breve che la ricetta sarà piuttosto lunga, vi dico che ho approfittato di una domenica pomeriggio completamente sola (figlio e marito alla Games Week, figlia a casa dell'amica) e ho cominciato alla mia maniera, senza una spianatoia degna di essere chiamata tale (ma un bellissimo tagliere per polenta a forma di fiore) e con l'idea data da una recente gita a Genova. Lì i figli hanno provato delle lasagne al pesto che ancora si ricordano.Così ho deciso che avrei fatto qualcosa di simile, ma no, non avrei affrontato il pesto. Non sarebbe stato all'altezza... Ho ripiegato sull'amata crema di rucola e via.


LASAGNE ALLA CREMA DI RUCOLA, SPINACINI E STRACCHINO

 Lasagne:

150 g di farina 0
150 g di semola senatore cappelli
4 uova

Per il procedimento vi consiglio di andare a leggere quanto ha scritto Sabrina e anche la bellissima intervista alle sorelle Simili (che io ho letto, ovviamente, mentre stavo preparando le lasagne, non prima...)
Comunque ho fatto così:

  • mettere sul tagliere a fontana la farina e al centro le uova
  • impastare lavorando energicamente fino a che l'impasto non diventi liscio
  • mettere l'impasto a riposare per circa mezz'ora
  • spolverare di farina la spianatoia e sistemare la palla (io l'ho divisa in tre palline più piccole) 
  • stendere l'impasto con il mattarello (il mio, ovviamente, era piccolo e non quello da pasta fresca) seguendo quello che dice Sabrina. Mi raccomando l'ondeggiare dei fianchi!
  • lasciate asciugare un po' la sfoglia e dedicatevi ad altro

Besciamella

  • 12 g di burro
  • 1 litro e mezzo di latte intero
  • 150 g di farina
  • un pizzico di sale 
  • noce moscata
Anche in questo caso ho seguito il procedimento di Sabrina, e mentre la facevo pensavo alla recente dimostrazione del nuovo Bimby alla quale ho partecipato.
  • fate bollire il latte tenendo da parte un bicchiere
  • sciogliere il burro a fuoco lento
  • togliere dal fuoco il burro e incorporare con una frusta un po' per volta la farina setacciata
  • aggiungere il latte poco per volta
  • rimettere la salsa sul fuoco e portarla a bollore mescolando
  • aggiungere un pizzico di sale e una abbondante grattata di noce moscata

Crema di rucola e spinacini 

  • 100 g di rucola
  • 100 g di spinacini
  • 50 g di pecorino romano
  • 50 g di grana padano di soresina 
  • 30 grammi di mandorle sgusciate
  • mezzo bicchiere di olio extravergine d'oliva
  • un pizzico di sale
Ho da più di un anno il mortaio. Ma la pigrizia ha preso il sopravvento e ho fatto tutto con il mixer.
  • lavate e asciugate rucola e spinacino
  • mettete nel mixer un po' di rucola e spinacino, scaglie di grana e pecorino e le mandorle precedentemente pestate
  • avviate il mixer e aggiungete un po' alla volta l'olio e tutti gli ingredienti
  • regolate di sale 
E' giunto il momento di cuocere le lasagne
  • mettete a bollire una pentola d'acqua
  • quando l'acqua è a bollore salate e mettete nell'acqua due lasagne per volta
  • togliete le lasagne dall'acqua e versatele in una ciotola con acqua e ghiaccio
  • mettete a scolare in uno scolapasta
Composizione lasagne
  • versate sul fondo della pirofila la besciamella
  • sistemate uno strato di lasagne
  • versate la crema di rucola, la besciamella e fettine di stracchino
  • sistemate un altro strato di lasagna e procedete come prima
  • sull'ultima lasagna versate crema di rucola, besciamella e una generosa presa di grana padano
E anche stavolta sono arrivata all'ultimo minuto... e dalle sette di sera siamo arrivati alle 23...



domenica 28 settembre 2014

Riso, pollo, peperoni, mais: le fajitas alla MTChallenge



Eccomi qui, sono passati mesi e finalmente torno. Meno male che c'è l'MTChallenge, che ovviamente affronto all'ultimo minuto, ma che mi costringe a riprendere in mano questo blog che aspetta sempre una nuova veste e un po' più di costanza... Chi segue la gara sa che questo mese, come era accaduto per le castagne, non c'è una ricetta da seguire, ma c'è da divertirsi con una materia prima e le sue cotture: il riso. Inutile dire che le tre tipologie di cottura del riso proposte da Acquaviva mi sembravano tutte elaborate e complicate. Io che di solito preparo il risotto e che ho scoperto risi come il basmati solo quando qualche Natale fa ho ricevuto in regalo una ricecooker....

Così ho pensato di andare sul sicuro e di cominciare ricreando un piatto che tanto piace in casa mia, le fajitas, che vengono aggiudicate per la cena di venerdì. Compro il pollo, il riso ce l'ho, i peperoni e le zucchine pure. Preparo il pollo per la marinatura, mi metto a fare altro. Non capisco come mai in casa mia il tempo scorra così in fretta.... Alle otto, quando tutti i comuni mortali si mettono a tavola, io decido di preparare le tortillas di mais. Per fortuna il marito lavora lontano ed è abituato a mangiare tardi...

In casa hanno temuto tutti di mangiare a mezzanotte, ma alla fine non ci ho messo poi così tanto. Ecco qua le



FAJITAS ALLA MTCHALLENGE

  • 500 grammi circa di riso basmati
  • un kg circa di petto di pollo
  • un peperone giallo
  • un peperone rosso
  • una zucchina
  • due pomodori perini
  • uno spicchio d'aglio
  • un cucchiaio di semi di sesamo
  • un cucchiaino di paprica
  • un pizzico di zafferano
  • olio extravergine d'oliva
  • sale
per la marinatura del pollo
  • due cucchiai abbondanti di spezie miste (io uso un preparato per pollo in cui si trovano coriandolo, paprica, peperoncino, cumino, curcuma)
  • un bicchiere di birra
  • un sacchetto da freezer
per le tortillas
  • 200 g di mais
  • 200 di farina fioretto
  • due cucchiai di olio
  • acqua qb

Preparazione delle fajitas

Marinatura del pollo

  • tagliate il pollo a striscioline
  • mettete il tutto in una ciotola e spolverate con le spezie
  • unite la birra
  • "impastate" il pollo di modo che le spezie siano ben distribuite
  • trasferite il pollo in un sacchetto e mettete in frigorifero per almeno un'ora

Preparazione della verdura

  • lavate bene peperoni, zucchina e pomodori
  • tagliate a striscioline sia i peperoni che la zucchina che i pomodori. Teneteli ognuno in una ciotola diversa

Riso

  • Mettete il riso in una ciotola e sciacquatelo in acqua. 
  • Muovetelo con movimenti circolari di modo che liberi l0'amido. 
  • Buttate l'acqua e ripetete il tutto fino a che l'acqua non sia trasparente. 

Tortillas

Per la preparazione delle tortillas vi rimando al mio post sul chili

Quando avete ultimato tutta la preparazione, siete pronti per cuocere il pollo con il riso. In una pentola mettete a scaldare 500 ml circa di acqua. In una padella larga e con i bordi altri mettete un paio di cucchiai di olio, uno scalogno tritato e fate appassire.
Aggiungete il pollo, il riso e un pizzico di sale e fate cuocere a fuoco medio per qualche minuto. 
versate l'acqua bollente, coprite con il coperchio e fate andare a fuoco basso per una quindicina di minuti.
Nel frattempo saltate in padella i peperoni con un filo d'olio, un cucchiaino di semi di sesamo e di paprika con lo zafferano (un'altro di quei mix di spezie che mi diverto a comprare alle fiere...). Lasciateli croccanti e uniteli, insieme alle striscioline di pomodoro, a riso e pollo.
Saltate le zucchine con un filo d'olio e tenetele da parte. 
Controllate il riso: se è ancora leggermente al dente, è pronto. Mescolate di modo che tutti gli ingredienti siano ben amalgamati, regolate eventualmente di sale e potete servire. 
Prendete una tortilla, una buona dose di pollo riso e verdure e ... buon appetito!!



OSSERVAZIONI:
  • non ho usato brodo per cuocere il pollo principalmente perchè faccio sempre all'ultimo minuto e non avevo tempo... 
  • con il basmati è un attimo a perdere la consistenza e la cottura leggermente al dente. A me, ovviamente, è successo. In questo caso non è un problema perchè a noi piacciono le fajitas con il riso dalla consistenza morbida e vellutata
  • non ho voluto servire le fajitas con le salse, e ovviamente il marito ha sentito la mancanza del guacamole
  • no, la rice cooker questa volta non l'ho usata, ma è un attrezzo decisamente comodo: preparo il riso, metto l'acqua e mi dimentico il tutto. Quando il riso ha assorbito tutta l'acqua la rice cooker si spegne automaticamente e si mette in modalità warm. E se voglio cuocere a vapore qualcosa nel frattempo, la posso sistemare nel cestellino. 
Eccomi. Sono arrivata, come al solito all'ultimissimo minuto e in questo momento avrei in mente altre due o tre ricettine che mi piacerebbe provare utilizzando le nuove tecniche di cottura del riso imparate da Acquaviva.... 


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