lunedì 3 marzo 2014

QUINDICI ANNI: pensieri sparsi di una mamma ad una figlia




Quindici anni
Avevo i capelli lunghi fino alla schiena, tutti striati di bianco. Ora la tinta ha preso il sopravvento e le lunghezze variano a seconda dei mesi che passano tra un appuntamento dal parrucchiere e l'altro.
I social non esistevano e il lungo cammino fatto di ore e ore ad aspettare che tu nascessi è stato scandito da un tam tam di sms che poi è stato prontamente trascritto a mano e riposto chissà dove.

Hai spalancato gli occhi e fatto sentire la tua voce. Da subito abbiamo capito che saresti stata una tosta.
Non abbiamo dormito per mesi, mesi e mesi. Ora non ti sveglia la luce che inonda la stanza e dormiresti fino a tardi se non venissi io a svegliarti.

Hai giocato, inventato storie con i tuoi amici animaletti, canticchiato le canzoncine dell'asilo, guardato e riguardato gli stessi cartoni animati fino ad impararli a memoria, disegnato e colorato, passato ore e ore nella sabbiera del giardino insieme a fratello, cugina e amichette. Ora al posto della sabbiera ci sono lillà e rododendri ma la tua stanza è ancora piena di giochi per le bimbe dei nostri amici che non vedono l'ora di entrare nel tuo mondo.

martedì 25 febbraio 2014

IL MIO PRIMO STRUDEL SERIO




Amo lo strudel, anche se vado in montagna dalla parte opposta delle Alpi. Le uniche incursioni in terre da strudel risalgono ai tempi dell'università, quando con altre centinaia di amici si andava a sciare d'inverno. Prima di partire si passava tutti dalla Dolciaria Fassana e si infilavano le scatole lunghe e sottili tra zaini, borse e scarponi. Escluso quello della val di Fassa, lo strudel di casa mia è stato per anni o quello fatto chiudendo in uno scrigno di pasta sfoglia mele, uvetta, frutta secca e cannella o, peggio ancora, quello comprato surgelato al super e infilato all'ultimo minuto in forno. Ho sempre guardato le istruzioni per fare il vero strudel e mi sono sempre detta: un giorno o l'altro ci provo. Poi è arrivato l'MTChallenge. E così finalmente, all'ultimo minuto come mio solito, ho provato. 
Mi sono, ovviamente, ritrovata a cucinarlo ieri sera. 

Preparo la pasta, la metto a riposare e vado dalla suocera a salutare la zia canadese in partenza per casa, mi fermo a chiacchierare più del previsto e torno che è praticamente ora di cena. Il marito chiama e dice che sta tornando. Io lo avviso: devo fare lo strudel. Il tapino si prepara spiritualmente al fatto che quando rientrerà non troverà certo la pasta fumante nel piatto...
Beh, è stata dura, ho dovuto tirare la pasta un paio di volte perchè la prima si è lacerata come un vecchio lenzuolo, ho rischiato di perdere tutto l'impasto nel passaggio dal canovaccio alla teglia, ma ce l'ho fatta. Ed è tutta un'altra cosa, anche rispetto a quello che compravo alla dolciaria fassana che secondo me era fatto con la pasta sfoglia.

giovedì 20 febbraio 2014

Identità Golose, di tutto un po' #IGmi2014



Anche quest'anno ho indossato il mio braccialettino rosa fuxia e per un giorno mi sono immersa nell'alta cucina di Identità Golose. Il terzo anno per me, il decimo per questo evento dalle mille sfaccettature. Come gli anni scorsi, ho trascorso la mia giornata tra lezioni di grandissimi, ho vagato per gli stand, ho assaggiato e mi sono divertita. Non voglio farvi un resoconto dettagliato di ciò che ho ascoltato, visto e vissuto, ma lasciarvi qualche impressione semiseria qua e là.

venerdì 31 gennaio 2014

Liberiamo una ricetta:LA PIADINPIZZA

Cosa preparare ai figli quando tornano a casa da scuola affamati


Quando vanno all'asilo cominci ad assaporare la libertà. Tutte quelle ore finalmente libere per fare la spesa, i mestieri, per andare in palestra, per lavoricchiare o fare un giro per Milano. Non c'è neanche da pensare al pranzo: puoi gustartelo da sola sul divano, o seduta al tavolo con un bel libro di fianco o al pc a navigare per blog e siti vari (i social, ai tempi, non esistevano ancora...).
Poi crescono e cominciano ad andare a scuola e quella che hai scelto prevede due soli pomeriggi. Ergo, tre giorni su 5 li hai a casa e devi pensare a cosa preparare.
Il tempo passa e ne hai una alle medie e uno alle elementari, stessa scuola ma orari diversi. Il piccolo che deve per forza aspettare la sorella e che varca la soglia di casa più affamato che mai. In questi casi urge un po' di organizzazione: pranzo preparato in anticipo o avanzi della sera precedente.
Quando anche il maschio arriva alle medie le cose si complicano ulteriormente: la scelta per lui di una scuola più lontana implica un rientro a casa dopo le due. E se qualche volta non hai tutto organizzato sono problemi, perchè mettersi a preparare una pasta alle due passate significa non mangiare prima delle due e mezza...
Ecco perchè benedico il forno davanti a scuola che produce una pizza buonissima e, non essendo blasonato, ha ancora prezzi umani. Ecco perchè in casa non mancano mai prosciutto cotto, mozzarella, pane in cassetta e piadine.

mercoledì 29 gennaio 2014

SPEZZATINO DI CINGHIALE e fallimenti vari



Quando ho saputo che la sfida per il mese di gennaio sarebbe stata lo spezzatino ero ad Aigues Mortes, ai confini della Camargue. Lì la specialità è la gardiane de taureau, lo spezzatino di toro. Avevamo cercato un macellaio che ci vendesse la carne di toro da mettere sottovuoto, ma inutilmente. Siamo riusciti solo a scovare una gastronomia con tanto di bottegaio che sembrava uscito da Ratatouille: basso, grassoccio, fazzoletto al collo e gilerino di velluto. In vetrina la ciotola con la gardiane, che si siamo fatti impacchettare e che ci siamo mangiati il giorno successivo.
Quindi cosa potevo cucinare come spezzatino? La voglia di replicare un piatto che avevo assaggiato quasi venti anni fa in uno dei tanti  Paradores de turismo in cui mio padre, appassionato di Spagna e di questi Hotel, ci portava. Il piatto era il cinghiale al cacao, mi era piaciuto molto (i piatti che mi colpiscono non me li dimentico, da sempre...), perchè non tentare di replicarlo?

giovedì 9 gennaio 2014

PAIN D'EPICES E LE MIE VACANZE



Si ricomincia: la sveglia presto, il buio, i figli che escono di casa, la colazione col marito e la casa immersa nel grigiume. Scrivo e l'albero di Natale spento qui di fianco mi ricorda che è ora di mettere via gli addobbi. Sono state vacanze belle, piene di gente, di cibo, di luoghi visti, di sveglie tardi e di film in famiglia. Vacanze con amici e parenti, ma soprattutto con noi quattro. E in attesa di sistemare le foto dei quattro giorni tra Provenza e Camargue, inizio l'anno nel segno degli esperimenti dell'ultima ora. 

Il sacchettino di quattro spezie l'avevo preso tempo fa con l'intenzione di sfornare pane che mi è sempre piaciuto, che chiedevo a mia mamma di comprare al supermercato e che mangiavo solo io. Le spezie sono rimaste in dispensa per tanto tempo, ma a Natale ho deciso che, non avendo prodotto praticamente nulla di natalizio (biscotti, pandori, panettoni e amenità simili), almeno un pain d'epices che potesse accompagnare il meraviglioso patè di pernice e fagiano della suocera potevo farlo.

E così la mattina del 25 ho acceso il tablet e cercato una ricetta che mi aveva colpita anni fa, quella di Comida. Ho cominciato a guardare gli ingredienti e ovviamente ho scoperto di non averne alcuni. Poco male, gli esperimenti mi sono sempre piaciuti... 

Ecco quindi il mio


PAIN D'EPICES NATALIZIO con quello che passa il convento

(per la ricetta originale vi rimando a Comida, qui avete la mia versione tarata su ciò che avevo in dispensa)


  • 200 g farina 0
  • 100 g di farina integrale
  • 200 g farina di integrale di farro
  • 2 1/2 cucchiaini di bicarbonato
  • 2 cucchiaini e mezzo di miscela 4 spezie
  • 55 g di burro a temperatura ambiente
  • 1 uovo a temperatura ambiente
  • 250 g di miele, meglio se liquido (io ho usato quello di cardo, avanzo dell'estate sarda)
  • 1 cucchiaio di sciroppo d'acero
  • 1 cucchiaio di malto d'orzo
  • 1 cucchiaio di buccia di arancia grattugiata 
  • 240 ml di acqua


Versare tutti gli ingredienti insieme in una planetaria o in un robot da cucina anni '90 come ho io. Avviare e mescolare tutto insieme per un po' (io l'ho lasciato impastare per una decina di minuti)
Prendere uno stampo da plum cake e foderarlo con della carta da forno
Versarvi l'impasto e mettere nel forno precedentemente riscaldato a 180°.
Per evitare che la superficie si bruci, coprite lo stampo con della carta stagnola.
Cuocete per almeno un'ora

La casa si riempirà di profumo di spezie, vi sentirete ancora un po' natalizi e avrete un pane che con il patè diventa strepitoso. Il mio è risultato molto soffice e poco appiccicoso, diverso rispetto a quello che mangiavo da bambina, ma dolce e speziato al punto giusto per accompagnare anche le pietanze salate. In più questo è veramente un pane che si prepara in pochissimo tempo e con altrettanto poca fatica.

Buon anno speziato e saporito a tutti!

giovedì 26 dicembre 2013

Cosa rimane del Natale



Cosa rimane del Natale? In questa mattina grigia e piovosa, con la cucina da sistemare, i regali aperti sotto l'albero spento, mezza famiglia che ancora dorme e l'unico progetto della giornata racchiuso nella parola relax, cosa rimane del Natale?

Ricordi di atmosfere e momenti magici? Anche, come quando sono andata in giro per Corso Vittorio Emanuele l'antivigilia e sono incappata in un meraviglioso pianoforte a coda con tanto di pianista che suonava ispirato mentre intorno tutti  correvano per gli ultimi acquisti.

Sapori nuovi e antichi provati e apprezzati? Certo. Uno fra tutti il mio primo pain d'epices realizzato per il meraviglioso patè della suocera.

Regali e regalini, alcuni importanti, altri scontati? Ovvio. E a parte la reflex che finalmente ci siamo regalati, il più bello è il regalo dei figli che quest'anno come lo scorso hanno colto in pieno ciò che ci piace e hanno speso i loro soldini per noi.

I pranzi e le cene passati insieme? Rimangono anche quelli e non solo nella fatica della digestione, ma perchè pieni di momenti indimenticabili, come i canti gospel intonati da giovani, adolescenti, nonni, zii e ospiti della cena della vigilia dai suoceri.

Tutto rimane ma tutto ciò prende senso da quel bimbo nella mangiatoia. Per me è così, ve lo ripeto ogni anno perchè neanche questo piccolo blog avrebbe motivo di esistere senza ciò che sono io e ciò che fortunatemente mi costituisce.
Il Natale sarebbe un giorno bello che tanto si attende e che passa in un attimo se non ci fosse Lui. Quel piccolino che illumina tutto e che dà senso a tutto. Ecco perchè ora vado ad accendere la candelina vicino al piccolo presepe della cucina e con il sottofondo delle musiche di Natale comincerò a lavare uno a uno tutti i piatti e i bicchieri del servizio bello. E sarò felice, perchè ancora una volta il Natale è venuto per dare un senso a tutto. Buone feste!

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